Dubai – Vita da bar

A Dubai esistono tre categorie di stranieri: quelli che ci vivono, i lavoratori in trasferta per un po’ e chi si trova qui in vacanza. Gente che vive ormai stabilmente non ne ho conosciuta, tuttavia in giro si possono scorgere asili nido internazionali, quindi chi mette radici c’è. Di arabi originali, cioè di quelli vestiti con la tunica bianca o le donne con il burqa non ne ho visti tanti nel mio quartiere, invece il Dubai Mall ne era pieno, ma pieno pieno pieno. Magari del Mall vi racconterò più approfonditamente in un altro post perché merita un discorso a parte. Per quel che riguarda trasfertisti e turisti, sembra che la sera si ritrovino più o meno negli stessi locali. Ad esempio, qualche giorno fa sono andato in un posto che si chiama Belgian Café a Maidina Jumera che, manco a dirlo, è un centro commerciale. La vista dal terrazzo era molto bella, si vedeva bene la Buraj Al Arab, ovvero la famosa torre a forma di vela che c’è qui a Dubai e che è sempre illuminata a fuoco. Il posto è completamente arredato con temi che ricordano l’Europa, tuttavia è tutto finto. Ovvero, cosa è finto? Chi serve ai tavoli, prepara da mangiare e sta alla cassa è l’immancabile forza lavoro asiatica, probabilmente indiana o pakistana. A proposito! Qui di rivalità fra India e Pakistan non ce ne devono essere molte visto che fanno più o meno tutti gli stessi lavori. Io, ad esempio, lavoro ed esco la sera con due ingegneri, uno pakistano e l’altro indiano, anche se per la verità mi sembrano più inglesi che altro. In questo pub belga avevano le due marche di birra più famose, Leffe e Stella Artois, ma a parte questo, credo che le connessioni col Belgio finiscano qui. Era un po’ come trovarsi sul set di un film o in un parco a tema.

Aggiungo un altro esempio di “fintezza”.

L’altro ieri sono andato al Wafi Center che è uno spettacolare quartiere con tanto di piramide lucente e Partenone. Vi metto delle foto così vi fate una idea del posto.

Bene, la facciata del Partenone è realizzata in modo molto curato ed è rivestita di marmo vero, tuttavia non credo sia propriamente originale.

Anche in questo caso, nel posto dove siamo andati a mangiare non mancava l’arredamento a tema: all’ingresso c’era una statua di cera che raffigurava un esploratore inglese, di quelli con il cappello beige che sembra saturno, nell’atto di spolverare un sarcofago egizio rivestito d’oro.

Poi dentro è tutto pieno di quadretti con vecchi titoli di giornale sulle mummie. A proposito! I prezzi qui non sono affatto male: la roba costa molto poco ed le porzioni sono generalmente abbondanti.

Tornando sul tema, qui mi sembra un po’ come appare Las Vegas nei film americani e capita anche di conoscere gente che è venuta qui apposta per rifarsi una vita. Ma il vero paradosso è che Las Vegas è la capitale del vizio mentre Dubai, i vizi, almeno in teoria li proibisce aspramente; dico in teoria perché l’idea che mi sto facendo è ben diversa. In pratica tutti i locali o ristoranti o trattorie ti servono da bere alcolici che hanno un prezzo solo di poco superiore a quello che avrebbero in Italia; addirittura al caffè belga potevi ordinare carne di maiale e in molti dei locali dove sono andato c’erano molte ragazze in minigonna e tacchi vertiginosi, probabilmente dell’est Europa, diciamo come “in attesa”. Oggi invece camminando tra Al Rigga e il centro città, una prostituta orientale ha addirittura tentato di abbordare un mio collega in mezzo alla strada. È paradossale che con la macchina fotografica potrei prendere nella stessa inquadratura una donna semisvestita e una in burqa. Questo mi ha spinto a fare una riflessione sul fatto che questa città, se fosse una persona, soffrirebbe di una grave forma di schizofrenia.

Spero di non avervi annoiato troppo e il prossimo post tratterà più approfonditamente della schizofrenia.

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